Esperimento giocoso

*Il fiore di loto cresce nel fango, e il fango si trasforma nel fiore più bello"*

Esperimento giocoso

Il fiore di loto cresce nel fango, e il fango si trasforma nel fiore più bello” (Osho).

E chi ha detto che dalle cose più banali della nostra quotidianità non possa nascere una bellissima poesia?

È il caso delle poesie di alcuni studenti di 3Q che, da un piccolo gioco didattico di creatività, sono diventate uno spaccato del sentire del proprio vissuto.

Forse qualche dotto professore le vedrà come una perdita di tempo rispetto al programma; io, invece, le vedo come l’occasione per eludere la noiosa pedanteria che spesso divora la parte più bella di questo lavoro: far crescere il fiore di loto nel fango e osservare come il fango si trasformi nel fiore più bello.

Tempo sprecato?

Ai posteri l’ardua sentenza!

(A proposito di pedanteria, chiedo scusa ad Alessandro Manzoni per aver preso in prestito questa frase).

La penna

È un uccello che senza ali sa volare,

lasciando sul foglio graziosi segni neri.

Dà vita alle parole

e che porta con sé meraviglia e pensieri.

( Alessio Baroni 3Q)

La selva inclinata

La Luna andava a dormire, il sole si stava a svegliare,

un rumore iniziò a riscuotere, l’animo nella stanza si iniziò a svegliare, con spirito atterra l’anima si rivolse nella cella,

con voglia in gambe mi alzai, verso l’oblio, con occhi serrati

vidi l’à, la selva inclinata.

( Daniele Scaraglia 3Q)

Le scarpe

Ogni volta che mi muovo è come andare su un cammello;

e quindi non sento il contatto con il terreno

né le temperature sulla via che scorre.

( Francesco Plotegher 3Q)

Il Prometeo di silicio”

O mostro arcano, arcana meraviglia,

che in picciol petto il vasto mondo chiudi,

in te scintilla il foco che sfavilla,

e mille menti in una sol racchiudi.

Sirena elettra, che col dolce canto

le menti incanti e dai sembianze al vero,

tu sei miracolo, profano incanto,

moderno nume, e d’ombre il lume altero.

( Giorgia Beozzo 3Q)

Il cellulare

Tenendo nelle nostre fragili mani la tua impetuosa furia, ci sentiamo degli dei.

Il toneggiante impeto di Zeus è racchiuso in te

e non ti manca il fragore furioso delle onde di Poseidone;

la tua minuziosa precisione è plasmata dalla dea nata dal pensiero.

Sei stato forgiato nell’Etna e la tua fiamma continua a bruciare;

il tuo canto è una dolce melodia all’orecchio più fine

come emessa dalla Lira del sole.

Ahimè, ciò è innaturale nelle grinfie sbagliate!

E tante anime, perciò, devono pagare a Caronte il funesto pedaggio.

( Raffaele Modena 3Q)

Il cellulare

Parli senza la bocca e riesci a vedere anche senza occhi

parli di tutto anche se non hai un cuore

con un tocco fai tutto, e contieni infinite cose

sei come un mondo tascabile

sei il re del mio tempo, come un amico

( Filippo Trentini 3Q)

Le mie scarpe

Stanche di polvere e strada,

portano il piede come culla fedele;

ogni passo è segno sul tempo,

ogni suola racconta un viaggio.

( Simone Pederzolli 3Q)

Al sorriso di donna

Raggio che finge in labbra un paradiso,

e in dolce inganno l’alma prigioniera,

tu sei veleno entro un celeste riso,

tu sei catena che leggiadra impera.

Un lampo sei, che l’occhio mio consuma,

più vivo d’oro, e più crudele d’armi,

pari rugiada, e pur nascondi bruma,

dolce ferita che condanni ai carmi.

Così la rosa ride al primo sole,

mentre già cela spine nel suo cuore,

così il tuo sorriso in un istante vuole

dar vita e morte al misero che muore.

( Andrea Pelanda 3Q)

Tiffani Tarchioni