Quando si dice che bisogna imparare a volersi bene per poter amare qualcun altro, il senso è questo: se cerchi una relazione (che sia d'amicizia o d'amore) convinto che essa possa guarirti dai traumi del passato o dare finalmente un senso alla tua vita, finirai inevitabilmente per scegliere la persona sbagliata. Se non stai bene con te stesso, difficilmente riuscirai a stare bene con gli altri.
Detta così, sembrerebbe quasi che la solitudine sia una colpa: non sei abbastanza maturo, non hai lavorato su te stesso, quindi "meriti" di restare solo. Secondo quest'ottica, dovresti precluderti l'amore finché non ti senti pronto al cento per cento, come se l'evoluzione umana fosse solo un percorso individuale e, una volta in coppia, si potessero finalmente tirare i remi in barca. C'è però una falla in questo ragionamento: l'amore della vita non arriva quando siamo "pronti", ma quando meno ce lo aspettiamo.
Una cosa è certa: chi ti sta accanto non deve mai sottrarti pezzi di vita. L'amore è una lente d'ingrandimento sui tuoi punti di forza e sulle tue fragilità. Avere una relazione è come arredare una casa: quando accogli qualcuno, questi dovrebbe aiutarti ad aggiungere una finestra per guardare fuori, a costruire un armadio per dare ordine ai tuoi pensieri o a scegliere nuovi cuscini e tappeti.
Un compagno non può rubarti l'arredamento, lasciandoti senza un tavolo su cui mangiare o un letto su cui riposare. Chi hai al tuo fianco deve aggiungere vita alla tua vita, amplificando ciò che sei già. Perché, in fondo, amare significa anche lasciarsi amare.
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